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Le impanatiglie di Modica

Le diverse religioni contengono in sé dei sistemi alimentari, ciascuno dei quali è organizzato come un universo di proibizioni e concessioni. Le diete alimentari possono variare, in questo contesto, a seconda del periodo dell’anno e delle scadenze liturgiche a esso collegate o della tipologia di alimenti (vietati o permessi) o anche della necessità di prevedere un’astinenza dal cibo, che, a sua volta, può essere totale, riguardare soltanto una fase della giornata (per esempio dall’alba al tramonto), coinvolgere solo le tecniche di preparazione delle pietanze (ammettendone alcune ed escludendone altre). In generale, esistono alcune opposizioni di fondo quali quelle tra il crudo e il cotto, tra diete carnivore e diete vegetariane, tra periodi di magro e periodi di grasso e certamente non può considerarsi un caso se, nelle culture popolari europee, alcune di queste opposizioni sono state esemplificate nel contrasto tra Carnevale (simbolo dell’abbondanza) e Quaresima, che incarna rinunce e privazioni. Quel che sembra certo è che ciascuna regola comporta, in parallelo, un sistema, volontario o involontario, di trasgressioni che la negano, ne dissolvono gli effetti, la sovvertono nei suoi contenuti essenziali, talvolta in maniera furbesca e mettendo in moto una notevole dose di arguzia. Non è un caso che, con una certa frequenza, le raccolte agiografiche riportino miracoli di santi, ancor più quando si tratta di ordini religiosi, che intervengono a proteggere dall’alto le violazioni delle regole alimentari e ne puniscono i trasgressori. Legata alla trasgressione di una regola è l’origine delle impanatiglie di Modica, dei piccoli panzerotti, dalla forma di semiluna, impanati e ripieni di noci, mandorle, cioccolato, zucchero, cannella, chiodi di garofano e carne di manzo. Proprio la presenza della carne sarebbe il frutto, secondo una leggenda locale, di un abile inganno perpetrato nel periodo quaresimale, notoriamente consacrato alla cucina di magro e a uno stile alimentare penitenziale. Secondo quanto riporta tale leggenda, infatti, le suore di un convento non ben identificato, nelle giornate che precedono la Pasqua, per compensare i predicatori per le fatiche del loro ministero avrebbero nascosto nei dolci di cioccolato della carne. La leggenda, in realtà, rende manifesta una tradizione dolciaria indipendente da questa astuta trasgressione, se è vero che l’associazione tra il dolce e la carne è documentata nella cucina iberica e che non sembra da escludere una diffusione in Sicilia di tale combinazione proprio a partire dalla dominazione spagnola. Tra XVII e XVIII secolo questo all’apparenza singolare connubio si diffuse negli ambienti conventuali di religiose sempre più, come dimostra la circostanza che i conventi femminili dell’Origlione di Palermo e di Mazzarino (in provincia di Enna) erano rinomati per la realizzazione di pasticciotti di carne con il cioccolato.

di Tonino Ceravolo, Storico, Saggista