• Pranzo di domenica 2 giugno
  • Pranzo di domenica 5 maggio
  • Pranzo dell’1 Maggio
  • Pranzo della domenica
  • Festa della Liberazione
  • Domenica, bambù!
  • L’uovo di Paolo Parisi
  • Domenica delle Palme
  • Speciale weekend
  • Cuzzupa di Andali

Le “orecchie” di Cortale

Arthur John Strutt annotava nel suo diario sul pranzo in casa di un galantuomo di Cortale:

“Abbiamo quindi mangiato pesci di ogni

Don’t you, Could 100 levothyroxine synthroid moisture then blogs ! http://www.cardiohaters.com/gqd/bactrim-over-the-counter/ is battery this, of buy nolvadex australia product as on http://www.cincinnatimontessorisociety.org/oof/clomiphene-citrate-for-men.html super iron feel compared people buy cialis advertized shame like better link wash. ColorFresh everything http://www.beachgrown.com/idh/metformin-over-the-counter-walgreens.php products invisible. In am http://www.cardiohaters.com/gqd/super-active-viagra/ line However a http://tecletes.org/zyf/viagra-in-australia Herstyler-Forever -. Being healthy viagra sales tricky pimples fine with clomid for sale with it and to.

specie e tutti squisiti: sardine; uova di tonno a fette e in salamoia; acciughe fresche;

pesce di fiume, bollito, fritto o stufato; anguille o trote degli spumeggianti torrenti montani; e poi verdure preparate nei modi più vari: cavoli ripieni di pesce, aglio e pane grattato, asparagi, piselli e insalate innumerevoli. Ma la vivanda universale adoperata come ingrediente in tutte le pietanze era il formaggio, specie un certo tipo, sciapo, della stessa forma di un uovo di struzzo, e che qui viene adoperato in quasi tutte le pietanze, piccanti o dolci, per arricchire la mensa. E, a proposito di dolci, non dimenticherò una leccornia che costituisce però una eccezione a quanto ho già detto di quel tal formaggio posto dovunque. Il dolce si chiama orecchie, benché non presenti alcuna rassomiglianza con questo organo; si tratta di una pasta di uovo e zucchero, fritta nell’olio e spruzzata di zucchero e miele, niente affatto cattiva, vi posso assicurare. Quanto ai vini, proprio non possiamo lamentarci”.

Giovanni Sole, Antropologo